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Torre Delago (Vajolet)

Uno dei ricordi più nitidi e belli, nonostante sia passata un’eternità, è la mia salita (all’età di tredici anni), per la gola di Gartl, per arrivare al rifugio Re Alberto e ammirare da vicino quelle che io chiamo il Sospiro di Dio, le torri del Vajolet.
Di quella escursione mi ricordo benissimo la fatica, ma anche la bellezza, l’emozione di certi luoghi che mi sono rimasti nel cuore. Tutte le montagne sono stupende e una mi ha rubato il cuore, ma le Dolomiti per me sono uniche.

Tornando a quel giorno, arrivato al rifugio, avevo sempre lo sguardo rivolto verso l’alto ad ammirare stupito: mai visto in vita mia arrampicatori veri, i puntini rossi e blu che lentamente salivano verso quelle esili ma superbe vette. Dieci anni dopo, la gola di Gartl la salivo con in spalla una corda di quaranta metri e un paio di amici fortissimi ad arrampicare. Stavolta la gola non la vidi, il mio animo era già lassù, su quello spigolo davvero sensazionale che avevamo scelto per arrivare in cima alla torre Delago, che avevo proposto e scelto di persona. Non so se avete mai provato, ma legarsi è sempre un’emozione, si sta attenti a non sbagliare preparativi, ma lo sguardo corre sempre sulla testa per provare a immaginare i movimenti che l’arrampicata (che qui è estremamente elegante) dovrà comportare per raggiungere lieti il nostro sogno, quei 3-4 metri di terreno che sono diventati ultimamente un nostro sogno ricorrente.
Il primo tiro è facile ma obliquo verso sinistra, fino allo spigolo vero e proprio… e arrivati in quel punto sotto si apre una voragine spaventosa. Da quel punto sullo spigolo arrampicare è una pacchia, appigli e appoggi veramente facili e grossi, sembra davvero una scalinata verticale, con un vuoto vertiginoso sotto i piedi ma davvero una scalinata.

In cima una gioia e una emozione infinita, tanto che non saprei descrivervi il panorama tanto ero euforico. La cosa più bella, Carlo e Paolo: due miei amici che erano saliti dopo di me al rifugio e che mi salutavano proprio sotto le torri. Che emozione… stavolta come avevo sognato, il puntino rosso ero io ed ero in cima ad un sogno. Scesi in doppia, tra la Delago e la Stabler ci siamo slegati e al rifugio i miei compagni di cordata erano così contenti da offrirmi spaghetti e birra… Stavolta molto più saporiti del solito, e credo di capire il perché.

Sono passati tanti anni, ho fatto anche salite più belle e molto più difficili, ma le emozioni di quel giorno sono scritte nel mio cuore in modo indelebile.
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Tale and photos by Emiliano Ardigo

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